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PREMESSA
"L’insegnante vero non si vede con allievi di talento, ma in quelli
mediocri".
Ho sempre bene in mente questa frase, che mi spinge continuamente a
cercare le vie più efficaci e le soluzioni più durature per tutti i
miei allievi, indipendentemente dalla loro predisposizione musicale.
Dico questo per introdurre un tema pochissimo affrontato e che personalmente
ritengo fondamentale per tutto il mondo dell’arte: la creatività.
Diffidate sempre da chi propone solo schemi e tiene poco conto dell’unicità
umana.
L’elettronica si presta particolarmente ai nostri scopi per le immense
potenzialità timbriche; infatti, tutti gli allievi hanno, prima o poi,
proposto qualche situazione personalizzata elettronicamente.
Un
altro vantaggio della musica elettronica consiste nella mancanza di
un confronto diretto con i grandi compositori del passato; questo permette
a tutti di poter, in qualche maniera, esprimersi senza l’improponibile
paragone.
LA "FORMA FANTASIA"
Vi sono molti esercizi possibili per sviluppare la creatività; io ne
uso uno in particolare che credo possa essere di comune interesse, per
l’adattabilità alle varie circostanze e per fini strettamente didattici:
la "Forma Fantasia" è il suo nome.
Ho pensato di definire una serie di consigli, per aiutare i giovani
musicisti alla comprensione dei parametri fondamentali della musica
e per l’uso della loro creatività.
Brani troppo lunghi non erano adatti, erano meglio brevi momenti musicali,
che potevano descrivere una storia inventata dagli allievi stessi, ma
guidata e corretta da me. In breve, ho dovuto organizzare una forma
musicale, con un minimo di logica interna e con un rapporto tensione/rilassamento
funzionale anche per l’ascoltatore finale.
Dalle prime prove venne fuori che cinque piccoli momenti, di circa ‘30
secondi ciascuno, erano una giusta soluzione; ogni parte doveva essere
autosufficiente e quell’entrante doveva creare maggior interesse della
precedente. Tutto questo, però, era inutile senza fissare precisi scopi
didattici, per questo ho stabilito che ogni parte doveva sensibilizzare
l’allievo ad un elemento strettamente musicale.
Con il primo momento parlo d’armonia e il ragazzo deve comporre una
successione d’accordi concatenati liberamente; suggerisco d’usare nella
mano destra tre-quattro note contemporanee (accordi liberi) e con la
sinistra una sola nota per il basso.
Con il secondo introduco il concetto di melodia e lascio inventare una
linea melodica a piacere. Paragono la melodia al parlare, limitando
i miei interventi a piccoli aggiustamenti per l’eventuale quadratura
musicale. L’allievo suona con la mano destra la linea melodica, mentre
con la sinistra accordi ribattuti o arpeggi; naturalmente suggerisco
qualcosa, qualora egli non proponga nulla d’efficace. Nei casi più disperati,
preparo io stesso uno schema di otto-sedici battute usando giri armonici
semplici e tutto si semplifica.
Nel terzo parlo di ritmo, mettendone in risalto la regolarità degli
accenti. In questa parte evito di dare suggerimenti; chiedo soltanto
di creare uno o più ritmi fra le mani, senza badare all’aspetto musicale
in senso stretto.
A questo punto, avendo esaurito gli elementi fondamentali della musica,
invito il ragazzo alla realizzazione di qualcosa di fortemente creativo.
Suggerisco, di frequente, una forma moderna (es. un Blues) o scrivo
un giro facilissimo di accordi diatonici. Lo studente sceglie uno stile
musicale che trova nel proprio strumento elettronico e inizia ad improvvisare
liberamente. Naturalmente la sinistra esegue gli accordi per l’auto-accompagnamento,
mentre la destra cerca nuove melodie. Suggerisco qualche scala da usare
o indico le note che sono fuori tonalità (note da non usare) per incoraggiarli.
È incredibile come i ragazzi sono straordinariamente diversi l’uno dall’altro
da piccoli e come con la crescita tendano ad uniformarsi: ecco la mia
prima grande soddisfazione.
Per l’ultima parte parlo di tecnica strumentale chiedendo a loro d’organizzare
qualcosa che è di difficile esecuzione. Questo naturalmente aiuta a
chiudere il brano, ma soprattutto fa capire al giovane studente che
la musica è fatta anche di questo elemento e che occorrono sacrifici
per ottenere risultati. Suggerisco in genere qualcosa di rapido.
UN PROBLEMA INASPETTATO
Quando mi sembravano risolti tutti i problemi, ne ho incontrato uno
nuovo ed inaspettato: "Ai ragazzi manca la scintilla per accendere
la propria creatività".
Era necessario un nuovo elemento per l’ispirazione: una storia...
(seconda parte)
Il
mese scorso ho accennato all’importanza della creatività e a com’essa
può stimolare e aiutare gli studenti di strumenti elettronici (e non
solo), nella comprensione dei parametri fondamentali della musica. Chiedevo
a loro di scrivere cinque brevi momenti, per mettere in risalto alcuni
elementi musicali come: armonia,
melodia, ritmo, creatività e aspetto tecnico.
Evitavo accuratamente di suggerire melodie o armonie, limitando i miei
interventi alle sole correzioni.
Nonostante tutto mancava ancora qualcosa che li spingeva attraverso
il mondo della fantasia (nell’accezione meno musicale possibile, proprio
per la mancanza d’obiettivi artistici, in senso stretto): mancava
una storia.
LA STORIA
Non potevo inventarla io ma neanche lasciare che la cosa si allontanasse
troppo dalle mie intenzioni; per questo decisi di fissare dei punti
dal quale loro sarebbero partiti. Diversi tentativi mi convinsero che
la storia doveva descrivere una possibile situazione reale, scelsi,
quindi, il seguente motto: "Con i sacrifici che fai oggi puoi essere
musicista domani".
LA REALIZZAZIONE
Descriverò, per una maggiore comprensione, il lavoro di un giovanissimo
allievo - Diego di dodici anni -.
Armonia: i ragazzi sentono una successione di accordi come un
qualcosa d’ampio e rarefatto. Suggerisco loro di iniziare a pensare
ad una grande valle senza colore che essi devono riempire con il loro
preferito. A destra (DX) devono suonare tre note contemporanee e a sinistra
(SX) un basso. Diego mi ha proposto una valle piena di colori che lui
ha musicalmente realizzato con timbri di voci elettroniche, usando in
prevalenza accordi dissonanti e minori. Ha inserito sia crescendi, sia
diminuendi che cambi di tempo. I problemi maggiori li ha affrontati
quando ha dovuto collegare fra loro le triadi; dopo avergli suggerito
di tenere i bassi in gradi congiunti è arrivato ad una situazione che
lo soddisfaceva.
Melodia: indico
che la melodia è come parlare, ad una frase deve corrispondere una risposta
connessa. Per la storia, loro devono immedesimarsi in un personaggio
o in un animale immaginario che cammina per la valle; quest’amico si
dirige verso una direzione o un qualcos’altro che rappresenta la meta
finale: la realizzazione di un loro desiderio. La SX esegue un ribattuto
regolare di accordi (o un arpeggiato) e la DX crea una melodia. Diego
ha inizialmente proposto una serie di frasi dal quale ho scelto le migliori;
quando in seguito ha trovato la sua successione armonica, l’ho aiutato
a combinare le cose. Qualche correzione finale per la quadratura musicale
e la sua formichina passeggiava per la valle colorata.
Ritmo: un piccolo discorso sulla regolarità degli accenti e la proposta
di creare problemi alla formichina, sono state le premesse per parlare
di ritmo; la storia ha un riferimento alle difficoltà che incontrano
gli allievi quando devono affrontare diverse ore di studio. Normalmente
lascio, in questa sezione, completa libertà per la scelta delle atmosfere
e delle sonorità. Diego, con un timbro di fiati digitali, ha creato
il suo ritmo alternando seste fra le mani; ha concluso con due glissati
(asc./disc.) e qualche grappolo di note ottenuto con i pugni chiusi.
Perché?... semplice: la formichina aveva incontrato la forza devastante
di un terremoto.
Creatività: quando parlo di creatività, innanzi tutto insegno
a non attendere mai che le cose vengano dal cielo, poi cerco di liberare
completamente la loro fantasia lasciandogli suonare tutto quello che
desiderano, anche quando questo non è corretto o sensato. Ho scritto
un giro armonico (Diego ha scelto un Blues) e una serie di note che
non andavano mai fuori tonalità; la SX ha subito attivato lo stile relativo
(auto-accompagnamento) e la destra ha iniziato... (inizialmente) a muoversi.
La formichina nel frattempo, guardandosi intorno, aveva scoperto delle
erbe magiche che buttate in terra calmavano immediatamente le ondulazioni
terrestri.
Tecnica: quando parlo di tecnica intendo, non solo velocità delle
dita, ma anche di pensiero; ossia il ragazzo deve cercare qualcosa che
lo porti a lavorare sodo. La storia ha ovviamente una conclusione felice,
con la formichina che raggiunge la meta e può gioire, nonostante le
difficoltà passate. Il nostro piccolo artista ha scelto nuovamente uno
stile a lui molto vicino (DiscoMusic) e, sopra un classico giro armonico,
ha intessuto bicordi in sincope e semicrome.
CONCLUSIONI
I livelli di lettura sono molti e permettono allo stesso studente di
ragionare su più cose contemporanee - sviluppo della creatività e dell’intelligenza
quindi -.
Il nome "Forma Fantasia" mi sembra azzeccato perché, in qualche modo,
descrive le intenzioni ed è famigliare ai giovani; la conferma è venuta
proprio da Diego che ha chiamato il brano "Fantasy".
Sto provando, ora, l’esercizio con strumenti acustici sperando che,
nonostante le maggiori difficoltà, funzioni ugualmente.
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LA
FORMA FANTASIA (motto: "Con l’impegno di oggi puoi diventare
musicista domani".
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1°
ARMONIA
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2°
MELODIA
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3°
RITMO
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4°
CREATIVITÀ
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5°
TECNICA
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DX
= accordi
SX = basso
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DX
= melodia
SX = accordi
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ribattuti
o arpeggiati Creare uno o più ritmi usando entrambe le mani
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DX
= improvvisazione
SX = auto-accompagnamenti
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DX
= melodia difficile
SX = auto-accompagnamento rapido
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Grande
valle senza colore che l’allievo deve colorare con il colore preferito.
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Un
essere (personaggio o animale fantastico) si muove nella valle
dirigendosi verso una meta desiderata.
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Durante
il cammino l’essere ha delle grosse difficoltà a proseguire.
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Dopo
diversi tentativi viene trovata la soluzione al problema e il
nostro amico può proseguire.
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Raggiunta
la meta, l’essere inizia a correre e a saltare di gioia.
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