|
VAGUE
A LAMES
Un valente fisarmonicista francese riesce a "piazzare"
un ottimo disco per una casa prestigiosa (la "Zig Zag Territoires"
che si muove come partner della Société Générale
Mécénat Musical, istituzione di livello nazionale)
e per di più con una distribuzione di livello mondiale
(Harmonia Mundi).
Questa collana di dischi vanta una collaborazione con illustri
pittori che hanno l'incarico di realizzare un'opera da destinare
alla copertina del booklet (in questo caso si tratta della pittrice
Anne Peultier) e presenta testi in lingua francese, inglese e
tedesca.
Anche il contenuto dei testi si colloca su di un piano diverso:
non il solito elenco di biografie che include compositori ed esecutori,
bensì un colloquio tra un compositore (Jean-Pierre Moreau)
di una delle opere "nuove" scritte appositamente per
questo disco e l'interprete; colloquio che sviscera più
il rapporto CD/interprete/motivazioni che non il solito evoluzionismo
storico, o tanto meno la favoletta sulle "infinite"
capacità della fisarmonica da concerto.
Dunque, un disco che si presenta in modo "diverso",
ma anche una serie di interpretazioni che si collocano su di un
"piano diverso". Il piano del concertismo, il piano
di chi ha un rapporto consolidato con il pubblico e rifugge le
acrobazie e l'impeto di dover dimostrare qualcosa a qualcuno.
Questo si coglie nella spensieratezza e l'allegria del brano di
Goyone, nella ricerca finissima svolta tra le "trame"
ed i reticoli della Sequenza di Berio, nell'esecuzione anticonformista
e molto molto eloquente della Partita di Zolotariov. In un brano
conosciuto e anche vasto come la "Partita", Fabiano
cerca ogni misura una cosa diversa da dire, c'è una analisi
(in questo caso molto emotiva, istintiva) delle possibilità
semantiche del brano.
Così come in Angelis c'è l'esaltazione della fisarmonica
come strumento ritmico e nella Ciaccona come strumento passionale
(d'altronde l'aver voluto inserire questo brano è stato
per Fabiano l'appagamento di una pulsione). Le "creazioni"
- ovvero le prime esecuzioni - sono il punto di forza del CD.
Jean-Pierre Moreau rivede l'Ave Maria di Piazzolla in modo a dir
poco sorprendente. Trovo questo suo arrangiamento molto più
fisarmonicistico (nel senso di appropriato, adatto allo strumento
fisarmonica) di tantissime altre versioni per strumento solo che
ho avuto modo di ascoltare.
Un'esecuzione con più strumenti sarebbe tutta un'altra
cosa, ma - partendo dall'idea di suonare questo pezzo con una
sola fisarmonica - trovo questo lavoro ottimo. Lo stesso compositore
Moreau ha scritto questo brano che porta come titolo un principio
di vita (La libertà inizia là dove finisce
) è l'interprete lo realizza in musica con la stessa determinazione
con cui deve essere sostenuto questo stesso principio: ne esce
un brano vigoroso e perentorio, un'interpretazione severa ed al
contempo decisa.
L'altra creazione è "Mots croisés" di
Georges Buf, un brano che nella prima parte esplora in modo
interessante la timbrica della fisarmonica nelle diverse altezze;
un atteggiamento questo singolare, visto che i compositori di
oggi si adagiano spesso sulle estremità, al contrario Buf
sembra essere colpito dalla trasformazione del timbro (di entrambi
i manuali) nelle varie altezze. La seconda parte si colloca -
anche qui in modo singolare - sul registro medio con una serie
di agglomerati sonori mutanti.
Tutto ciò rende questo disco di primissimo piano e di livello
molto alto, sin dalla sua progettazione, alla sua realizzazione
(con le prime esecuzioni che lo arricchiscono) e - ne siamo certi,
grazie ad Harmonia Mundi - anche alla sua diffusione. Complimenti.
Reviewed by Paolo
Picchio.
|