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"La
strada maestra". Questo lavoro è frutto di un percorso sulla strada
maestra. Questa è la strada maestra per l'evoluzione e (se serve
ancora) l'emancipazione della fisarmonica. È la grande eredità
che ci ha lasciato Mogens Ellegaard (e con lui altri grandi fisarmonicisti).
Ho citato Ellegaard perché insieme con Claudio abbiamo avuto la
fortuna di studiare con lui. Le lezioni di Ellegaard erano sia
quelle dell'orario di lavoro (quelle con la fisarmonica tra le
braccia per intendersi), che quelle a tavola fatte di racconti
e aneddoti. Racconti e aneddoti di come poter "trascinare" ed
"invogliare" i tantissimi compositori incontrati nella sua carriera
a scrivere per fisarmonica, a scrivere con fisarmonica.
Claudio
Jacomucci è certamente su questa "strada maestra". Il suo
CD contiene due lavori non generati per la fisarmonica solista,
ma frutto di una "rimeditazione" che i compositori hanno fatto
al loro incontro con questo strumento. È questo il frutto dell'incontro
tra Jacomucci ed il grande compositore ungherese György Kurtag
con i suoi "Five pieces", piccoli brani che evidenziano già la
grande capacità di rimettersi in discussione che il compositore
ha avuto nel suo "percorso compositivo", sempre alla ricerca di
lirismo e raffinatezza.
Lo spagnolo Luis de Pablo - uomo
dagli innumerevoli interessi ed esperienze - ha anch'egli colto
nella fisarmonica la possibilità di dare ad una sua composizione
("Tango") una veste non solo nuova, ma forse anche più funzionante.
I compositori italiani rappresentano la parte più consistente
di questo album. Sia per importanza dei nomi che per caratura
dei lavori eseguiti. Jacomucci aveva già collaborato con Donatoni
per la rilettura del suo brano organistico "Feria III" per duo
di fisarmoniche. Questo ha fatto scattare la molla nel compositore
veronese per un lavoro per strumento solista, che ha visto la
luce nel 1997. "Feria IV" è un brano molto difficile che rivela
anche la complessità del pensiero donatoniano. D'accordo con Claudio
Jacomucci - che è il dedicatario della composizione - gli organizzatori
del Premio Internazionale "Città di Castelfidardo"
hanno deciso di scegliere questo brano come pezzo obbligatorio
nel 1998.
La "Sequenza XIII" di Luciano Berio
(scomparso lo scorso 27 maggio) è una pietra miliare del repertorio
per fisarmonica - come sempre lo sono state le "Sequenze" per
i rispettivi strumenti. La splendida esecuzione di Jacomucci rende
al meglio il pensiero di Berio che in questa "chanson" intravedeva
tutte "le fattezze" di cosa è per lui la fisarmonica, vagando
ed insieme ricercando.
Sciarrino è un compositore che riserva
sempre delle sorprese. La sua ricerca che lo ha condotto a scrivere
per fisarmonica sullo stimolo di Teodoro Anzellotti, lo ha sorprendentemente
condotto alla scrittura di un brano che utilizza solo gli accordi
(al manuale sinistro). L'ascoltatore attento coglierà che questa
scelta non è il frutto di un "voler andare controcorrente", bensì
di una seria analisi di alcune possibilità poco sfruttate dello
strumento. Come in tutta la scrittura di questo compositore, la
ricerca sulla produzione del suono ed il silenzio sono i veri
protagonisti di "Vagabonde blu". Il risultato strumentale è di
livello eccelso, e come già detto sorprendente.
Il CD porta il nome di "Road Runner"
il titolo dell'affascinante brano di John Zorn. Il compositore
e sassofonista americano è uno dei pochi che ha saputo unire le
ricerche dell'avanguardia con sperimentazioni di varia provenienza
(rock, jazz, pop, folk). Road Runner è un travolgente zapping,
un brano di grande ironia che pone al contempo dei grandi quesiti
sulle odierne realtà di comunicazione e soprattutto sugli esiti
di queste stesse comunicazioni. Jacomucci lo esegue in modo strabiliante,
e questo, più che essere un brano da CD è un brano che va ascoltato
in esecuzione dal vivo. L'ascoltatore non ne rimane scosso: sia
lo zapping, che la ripetuta frammentazione che l'ironia schietta
sono sensazioni che catturano l'attenzione e hanno un qualcosa
di familiare. Quando "ci si risveglia" - alla fine del brano -
e ci si ricorda di essere in una sala da concerto davanti ad un
fisarmonicista, allora si coglie tutta la grandezza del duo Jacomucci-Zorn.
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